News dalla Pordenone Design Week

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Workshop Licar, da Pordenone alla Germania

Licar.

Il workshop per Licar è partito dalla rivisitazione dei modelli di anta già prodotti dall’azienda, con la conseguente elaborazione di concept che possano rappresentare l’idea di cambiamento, innovazione e modernità richieste.
Il team ha lavorato partendo dallo studio di un’anta classica a cinque pezzi, per passare poi a una ricerca generale su competitors e attuali prodotti presenti sul mercato.
A queste prime mosse è seguito un brainstorming per riuscire a individuare parole chiave che potessero definire con chiarezza gli obiettivi.

Licar.

Licar.

I ragazzi hanno individuato: gioco, movimento, dinamismo e nuova interazione tra prodotto e utente.
Dopo aver sviluppato insieme questi ragionamenti le indicazioni per guidare i gruppi di lavoro si riassumono in questi 3 macro temi: INTERAZIONE – INNOVAZIONE – TECNICA

INTERAZIONE
Studiare il rapporto di interazione con l’anta attraverso l’inserimento di un elemento caratterizzante e caratterizzato.
Necessità diverse – Usi diversi – Approcci diversi (accessibilità , design for all)

INNOVAZIONE
È stato pensato il materiale in una nuova contestualizzazione (ambiente cucina-living) con nuova sensibilità al concetto di benessere e inquinamento indoor, uniti al valore della multiculturalità espresso attraverso un sistema che valorizza e aiuta il concetto di cucina fusion.

TECNICA
L’obiettivo è sfruttare la tecnologia esistente per integrare un elemento fondamentale per la maniglia stessa, rivisitato con nuova luce all’interno del loro processo produttivo.
Sono state sviluppate cinque proposte accolte con interesse dall’azienda di cui si sta discutendo la prototipazione, in relazione soprattutto alla loro necessità di differenziare il prodotto proposto.
Hanno apertamente condiviso con il team di lavoro la volontà di trovare fra loro una figura che li possa accompagnarli nelle scelte tecniche e stilistiche di sviluppo prodotto per poi essere inserita in modo ufficiale nel loro organico.
La presentazione completa con i progetti sviluppati durante il workshop sono stati esposti alla fiera Interzum a Colonia.

Sylva Gortana

Workshop Bisaro, il riciclo diventa strategico

Workshop Bisaro.

Il Gruppo Bisaro opera da più di 30 anni, nel settore delle Tecnologie Enologiche, Birraie e delle acque minerali. Principalmente produce macchinari per la filtrazione, micro filtrazione, sanificazione, sterilizzazione e riempimento di contenitori di vino, birra , acqua e liquidi alimentari in genere.

Workshop Bisaro.

Workshop Bisaro.

Oltre ai macchinari, il gruppo produce fusti di birra per spedizione da 20 litri in PET modificato con un trattamento in nylon per trattenere ossigeno, utile a conservare il sapore della birra. I fusti hanno un trattamento colore per impedire il passaggio della luce.
Intento del Gruppo Bisaro è di consolidare la sua posizione oggi leader nel settore della plastica.
Il brief, anticipato dal dott. Gianfranco Bisaro, ha visto come richiesta l’ideazione di “un progetto di packaging appropriato, con caratteristiche innovative – dinamiche – con un salto di scala concettuale che possa fare la differenza – che abbia anche delle funzioni aggiuntive, una grafica accattivante e che usi il contenitore come mezzo per veicolare ulteriori contenuti.
Oltre a ciò il gruppo ha manifestato interesse nello studio di funzionalità laterali o seconde, oggi sempre più importanti ed emergenti quali RICICLO e SMALTIMENTO.” Sul brief iniziale, l’Azienda, nella giornata di avvio della Design Week, ha evidenziato particolare interesse sulle funzioni seconde, accennando alla possibilità di ottenere una lampada o altri oggetti, dall’utilizzo, o solo del pack o anche dall’utilizzo combinato tra il packaging (o parte di esso) e il fusto in plastica (o parte di esso), in modo da ottenere oggetti secondi più strutturati e polimaterici.

Il gruppo del workshop.

Il gruppo del workshop.

Organizzati in gruppi i ragazzi hanno lavorato prima sulla definizione degli scenari, sull’individuazione del target e successiva costruzione dei primi concepts. Gli sketches delle idee sono stati esposti dai gruppi, in una resentazione aperta, e condivisi in modo da poter evidenziare gli aspetti d’interesse e quelli critici e poter stilare una prima selezione di orientamento. Successivamente i concetti più interessanti sono stati sviluppati dal singolo gruppo secondo una matrice che insieme alla tutor abbiamo costruito per i gruppi di lavoro, e presentati il giovedì della settimana, momento in cui sono stati commentati dal Dottor Gianfranco Bisaro. Sulla base delle indicazioni è stata impostata la presentazione del documento finale che racchiude un numero considerevole di proposte, rispetto al tempo avuto a disposizione, e che contiene dei concetti originali che, se applicati, potrebbero destare curiosità e interesse“in chi spilla e consuma birra” qual è stato il risultato finale?

L’azienda ha apprezzato il lavoro, manifestando un risultato superiore alle aspettative. Sono stati commentati alcuni progetti che meglio mettevano in evidenza il concetto di seconda e in alcuni casi di terza funzione temporale per prolungare la vita del pack e di parte del fusto di birra, dopo l’utilizzo primario. Altro aspetto commentato positivamente ha riguardato l’applicabilità immediata di alcuni concetti proposti, elemento sicuramente d’interesse per arrivare immediatamente ad incuriosire un target con bassi investimenti.
Altre proposte più strutturate, sono state apprezzate per la funzione intorno alla quale si sono concentrate, sicuramente più articolate da richiedere maggiori investimenti preparatori, ma sicuramente in linea con il contesto ed il target a cui si sono indirizzati.
Lampade, orologi da collezione, elementi per l’arredo green, porta vinili, ed altre funzioni sono state oggetto d’indagine e di proposta, tutti ricavati dal pack e o da parte del fusto come funzione seconda orientata ad un target eterogeneo.

Workshop – Martinuzzo: il futuro arriva in cucina

Workshop Martinuzzo.

Workshop Martinuzzo.

La Design Week 2017è entrata anche in cucina. Con il workshop condottto da Marco Pietrosante con l’ausilio di Andrea Boato come tutor, sono arrivate nuove idee per Cutting Martinuzzo.
L’azienda di Maniago si occupa della progettazione e fornitura di accessori per la cucina domestica partendo dalla nota attività locale legata alla produzione di lame e coltelli.

Si tratta di complementi per l’attività relativa alla preparazione e alla fruizione del cibo che vengono inseriti in contenitori per abbigliare i cassetti delle cucine. La produzione, riservata a conto terzi, viene adottata da vari marchi nazionali ed internazionali come corollario del proprio catalogo di vendita.
Accanto a questa viene realizzata una collezione di prodotti, commercializzata a nome proprio, in cui vengono proposte novità relative a specifiche nicchie di uso sempre legate al mondo del food accessory.

Hidden.

Hidden.

Le richieste aziendali si sono incentrate sulla riprogettazione di un contenitore porta-posate da inserire nei cassetti delle cucine di fascia medio-alta, di un vassoio da portata e di un tagliere da cucina. In tutti i casi l’obiettivo era relativo sia alla innovazione di prodotto che alla progettazione in grado di semplificare la produzione, lo stoccaggio e il suo trasporto.
Abbiamo impostato la ricerca con la visione del design di sistema, inserendo i progetti nel contesto domestico legato al cibo, legando la progettazione all’analisi dei nuovi contesti d’uso.

La visita aziendale, alla quale siamo stati accompagnati dai referenti aziendali, ha dato modo di individuare criticità e spunti da cui partire per declinare le diverse proposte. Sono nati cosi dei concept, elaborati attraverso una prima fase di brain storming, con la definizione di keywords quali: leggerezza, ecosostenibilità, multimedialità, flessibilità, performance, brand identity, made in Maniago, qualità, modularità, per poi individuare tre tipologie di oggetti: portaposate, tagliere, porta degustazione.

Per ogni tipologia sono state proposte diverse varianti; quattro per il portaposate (Runner, Shape, Leaf, Move) due per il tagliere (Choose, Radix) e due per il porta degustazione (Hive, Hidden). Tutti i progetti sono stati elaborati dal punto di vista progettuale dall’intero gruppo di lavoro, per poi essere finalizzati da piccole unità creative condotte dal docente e dal tutor.
I risultati sono stati sorprendenti per varietà e freschezza, qualità che l’azienda ha immediatamente percepito assumendo i progetti come possibile sviluppo di una futura linea di prodotto da inserire nel catalogo aziendale.

Marco Pietrosante

Il gruppo di lavoro.

Il gruppo di lavoro.

Pordenone Design Week 2017, un modello da seguire

Pordenone Design Week 2017

Si è conclusa venerdì 17 marzo la sesta edizione della Pordenone Design Week, un appuntamento che ha messo in connessione università, industria, e centro cittadino.
200 studenti di Isia Roma Design hanno lavorato con 11 aziende, presentando dei concept a seconda delle esigenze e delle richieste di ogni impresa.

Per il polo “Cluster arredo” i ragazzi hanno elaborato quattro proposte di loghi e realizzato le grafiche che l’impresa utilizzerà per le presentazioni aziendali, a “Icar forgiati” sono arrivate tre proposte di logo, lo slogan aziendale e l’immagine coordinata, a “Licar” tre nuove ante da cucina, a “Domus line” un sistema di illuminazione modulare, per Aurum Julii, sono stati creati packaging e logo per due linee di prodotto (zafferano), per Bisaro packaging e grafica per il riutilizzo dei contenitori di birra, per Tesolin un sistema di mobili componibili in metallo per contesti come campus universitari, hotel e uffici, che verrà proposto a breve a clienti americani.
Breda ha ricevuto concept di mobili che enfatizzano materiali come plastica, legno e alluminio, per “Signum” è stato creato un materiale innovativo a partire dagli scarti, per “Vires” è stato ideato il marchio aziendale, il logo, le scocche di un robot da giardino, le basi di ricarica e tre linee di prodotto che l’azienda ha già annunciato di voler mettere in produzione, per Martinuzzo nuovi prodotti per la cucina come taglieri e portaposate di design.
Il workshop “Scenario”, invece, ha studiato il futuro ipotizzando l’agricoltura verticale sostenibile e accessibile a livello economico.

Se il cuore pulsante che rende unica la Design Week sono i workshop in cui gli studenti si mettono alla prova per le aziende, l’evento coinvolge sempre di più la città di Pordenone.
In questa edizione, dopo la lectio magistralis del fondatore di Valcucine Gabriele Centazzo, martedì 14 alla galleria Pizzinato, il convegno “I futuri del futuro” ha portato in città intellettuali di livello internazionale come Derrick De Kerckhove e Gerfried Stocker. Quest’ultimo è direttore di Ars Electronica, centro di Linz che mescola arte e innovazione, dove si fa costantemente ricerca per i brand più importanti del mondo. Dopo aver visitato la Design Week, Stocker ha invitato ufficialmente una delegazione pordenonese in Austria, per entrare a far parte del forum sulle piccole città innovatrici.
Mercoledì 15, nella sede di Unindustria a palazzo Klefisch, il convegno “Pordenone Made in Italy” ha puntato i riflettori sulle eccellenze del nostro territorio, riconosciute nel mondo.
Come ha sottolineato la presidente dei giovani industriali, Lia Correzzola, «i workshop non potevano rimanere chiusi in Università, dovevano essere il perno di un discorso più coinvolgente per il passante, in modo da far respirare design e innovazione a tutta la città. Ed ecco l’idea di portare i designer nei negozi, e metterli in Vetrina, raccontando, in un ambiente informale e azzerando qualsiasi distanza, progetti e tecnologie innovative e per tutti. e questo è il quarto valore della PDW, quello della divulgazione, della contaminazione, del coinvolgimento».
Infatti, nelle serate di giovedì 16 e venerdì 17, con le “Lezioni in vetrina”, il design è sbarcato nel centro storico. Con la regia delle giovani di Unindustria Pordenone, negozi del centro hanno ospitato designer affermati ed esordienti per illustrare le proprie creazioni e progetti, in un ambiente conviviale, degustando prodotti di eccellenza enogastronomica del territorio.
Un format che ha portato molto pubblico nei locali che hanno partecipato e che sarà sviluppato ulteriormente nelle prossime edizioni, con la crescita spontanea di un “Fuorisalone” pordenonese.
Il caso studio della Design Week, che è stato presentato a Bruxelles, ha attirato anche l’attenzione in altri Paesi. Andy Salmon, docente a Cambridge, ha contattato il direttore della Pordenone Design Week, Giuseppe Marinelli, per portare l’esperienza come caso studio nella sua università.
Marinelli, ha chiuso la settimana pordenonese sottolineando che «è stato creato un ecosistema culturale, e che tante cose già bollono in pentola per l’edizione 2018, in un evento che negli anni diventerà un format definitivo nel calendario della città, come Pordneonelegge o Dedica».

 

«Sei anni fa abbiamo creato qualcosa che diventasse utile per il territorio. Così abbiamo cercato un partner in Italia per aprire una scuola di Design Industriale. Isia era la più titolata e performante. Adesso possiamo dire di aver vinto questa scommessa».

Si alza il sipario sulla Pordenone Design Week 2017

centazzo valcucine

Gabriele Centazzo

Si è aperta ufficialmente la Pordenone Design Week 2017. Il sipario sull’evento si è alzato al campus universitario di via Prasecco, dove i 200 studenti di Isia Design Roma hanno iniziato i lavori insieme alle aziende.

Per la sesta edizione di questo evento dedicato all’innovazione e all’unione tra mondo accademico e industriale, 12 aziende del territorio partecipano alla settimana, che ha come cuore pulsante i workshop.
Ogni azienda propone a un gruppo di studenti un problema a cui trovare una soluzione, oppure un’idea che dovrà essere sviluppata in concept.

Durante tutta la settimana, i ragazzi lavoreranno ai progetti, seguiti da tutor e professori, per consegnare poi venerdì all’azienda di riferimento il lavoro completato.

All’apertura dei lavori, le aziende si sono presentate agli studenti. Per l’edizione 2017 della Design Week, partecipano Domus Line, Icar Forgiati, New Start Up, Tesolin, Cluster Arredo, Breda, Bisaro Group, Signum, Aurum Julii, Martinuzzo, Licar.
L’inaugurazione ufficiale dell’evento ha visto il saluto delle autorità, a partire dal presidente della Pordenone Design Week, Giuseppe Marinelli De Marco, che ha commentato: «Giunta alla sesta edizione, la Pordenone Design Week, è ormai la metafora autentica della natura per cui è nata, cioè essere un vero e proprio ecosistema culturale. In questo modo – ha proseguito – molti attori diversi ma appassionati alla rinascita del territorio, interagiscono in modo virtuoso e costruttivo».
Il direttore del Consorzio Universitario di Pordenone, Andrea Zanni, ha aggiunto che «la Design Week sta crescendo molto, diventando un evento di caratura internazionale. È l’esempio concreto di un progetto che si evolve e raggiunge un obiettivo. L’idea – ha spiegato – è nata per poter creare qualcosa per il territorio, dopo la crisi economica iniziata nel 2008».

L'apertura della Pordenone Design Week 2017.

L’apertura della Pordenone Design Week 2017.

Il consigliere delegato all’Istruzione del Comune di Pordenone, Alessandro Basso, augurando a tutti gli studenti Isia di essere pordenonesi per una settimana, ha spiegato che «una formazione di qualità, fatta in questo modo, permette di creare dei giovani competenti che devono scoprire il mondo dopo gli studi, ma poi possono mettere le loro capacità al servizio del territorio».

Il coordinatore di Isia Design, Massimiliano Datti, ha annunciato che questo è il momento perfetto per crescere, in un corso che ha grandi richieste e che anche a Pordenone ha introdotto l’esame di ammissione.

Per questo, in futuro l’offerta formativa sarà ampliata con due master che, riuscendo a fare lavoro di squadra con le aziende, saranno attivati a Pordenone. Uno sarà in design dei sistemi applicato alla progettazione di prodotti ad alto contenuto tecnologico, l’altro in brand design applicato in modo integrato al prodotto e alla comunicazione.

La chiusura dell’evento è stata dedicata alla lezione di Gabriele Centazzo, fondatore di Valcucine, un punto di vista diverso sul design e sulla creatività, che ha lanciato un messaggio agli studenti. Da chi, partendo da questi capisaldi, ha saputo fare impresa e innovare.

Tutto pronto per la Pordenone Design Week 2017

conferenza stampaPartirà lunedì 13 marzo la Pordenone Design Week 2017. L’evento che anno dopo anno sta portando il design nel cuore della città, e che connette il tessuto industriale con la formazione universitaria di alto livello, è arrivato alla sesta edizione.
Anche per quest’anno, tante sorprese a appuntamenti con ospiti di prestigio.

A partire dall’inaugurazione dell’evento. Lunedì alle 11:30, dopo l’apertura ufficiale dei lavori, appuntamento al Consorzio universitario di via Prasecco per la lectio magistralis di Gabriele Centazzo, designer e manager, vincitore del Compasso d’oro ADI.

Presentata oggi nella sede di Unindustria a Palazzo Klefish, la Design Week mette al centro i workshop. Una settimana intensa di Isia Roma Design, saranno impegnati nelle aule del campus universitario di via Prasecco.
Dodici aziende del territorio porranno un problema o un’idea ad altrettanti gruppi di studenti, che lavoreranno fino a venerdì su un concept, che presenteranno poi agli imprenditori.
Le ragazze e i ragazzi di Pordenone saranno affiancati dai colleghi della Chiba University, arrivati dal Giappone per partecipare alla Design Week.
Alla fine della settimana presenteranno i lavori che avranno realizzato per le aziende Cluster Arredo, Aurum Julii, Icar Forgiati, Signum, Bisaro, Martinuzzo, New Start Up, Breda, Tesolin, Domus Line, Lucar, Roncadin.

Il presidente della Pordenone Design Week, Giuseppe Marinelli De Marco, ha commentato: «Giunta alla sesta edizione, la Pordenone Design Week, è ormai la metafora autentica della natura per cui è nata, cioè essere un vero e proprio ecosistema culturale. In questo modo – ha proseguito – molti attori diversi ma appassionati alla rinascita del territorio, interagiscono in modo virtuoso e costruttivo».
La presidente del gruppo Giovani industriali di Pordenone, Lia Correzzola ha sottolineato che grazie alla Design Week le aziende aprono le porte. Un concetto amplificato dal direttore generale di Unindustria, Paolo Candotti, secondo cui è fondamentale la crescita del rapporto tra istruzione e industria. E la speranza per il futuro, è di veder diventare la Pordenone Design Week un evento di livello internazionale.

Soddisfatto anche il consigliere delegato all’Istruzione del Comune di Pordenone, Alessandro Basso, che ha evidenziato l’importanza dei workshop come investimenti per le aziende, e la necessità per la città di «tenere stretto il Consorzio universitario e di potenziarlo».
E proprio il campus di via Prasecco è il cuore pulsante della Design Week e dell’eccellenza formativa del territorio. «La Design Week è il frutto di un lavoro iniziato sei anni fa – ha precisato il direttore del Consorzio, Andrea Zanni – che sta dando grandi risultati. Se si crea una rete di partner tutto diventa contagioso. E la ricetta funziona, in evento che mette insieme risultati concreti che diventano prodotti reali, e momenti divulgativi di alto livello».

Infatti, per questa edizione sono previsti tre convegni con ospiti internazionali. Martedì 14 alle 18:00, alla galleria d’arte Pizzinato si terrà il convegno “I futuri del futuro: vita nel pianeta digitale”, con relatori come Derrick de Kerckhove, Gefried Stocker, Marco Zappalorto, Francesco Monico e Gianluca Foresti.
Mercoledì 15 marzo, alle 18:00 a Palazzo Kelfish, “Pordenone Made in Italy”: una tavola rotonda con le eccellenze del territorio, che portano l’industria pordenonese in tutto il mondo.
Giovedì 16 e venerdì 17, a partire dalle 19:00 ritornano le lezioni in vetrina: in sei negozi del centro, designer affermati ed emergenti esporranno le loro opere in una situazione informale, degustando un aperitivo offerto dal gruppo giovani di Unindustria Pordenone.
Le due giornate si concluderanno con i PN DW Party, serate con Dj set che si terranno a partire dalle 21:00, giovedì al Cenacolo in via San Francesco e venerdì al Weest in via Battisti.

La conclusione ufficiale della Pordenone Design Week, però, si terrà mercoledì 22 marzo con il seminario “Il design guida l’innovazione”, nella sala congressi della Fiera.

Metallaser, l’arredo incontra il futuro

IMG_5760Da una proposta dell’azienda che aveva individuato, ma non ancora affrontato,
un nuovo e possibile campo di espansione commerciale, il gruppo Metallaser ha studiato le tecnologie multimediali applicate all’arredo.

E’ stato proposto all’azienda di focalizzare l’attenzione progettuale su 2 settori particolari dell’arredo per il pubblico: la scuola e il ristorante.
Sono stai formati 2 gruppi di lavoro che si sono dedicati ai progetti parallelamente. Dopo la prima fase di brainstorming, sono state individuate le idee concettuali più significative, sia a livello speculativo che funzionale, dopodiché sono state approfondite nel limite del tempo e illustrate.

Considerata la complessità del tema, il lavoro si è articolato più sulla ricerca di scenari immaginari che non sull’approfondimento tecnico o su di un singolo prodotto. Ne sono nate suggestioni e indicazioni di ricerca e analisi future.
Sono state proprio queste immagini futuribili ad affascinare il nostro “committente” che molto ha apprezzato la capacità visionaria dei ragazzi di immaginare mondi diversi ma dove comunque la tecnologia rimane in secondo piano rispetto all’importanza delle relazioni umane.

Dolomia, un workshop dal design al riutilizzo

IMG_5783Silvia Stival e Chiara Moretto, socie fondatrici della Sorgente Valcimoliana Srl, hanno introdotto gli studenti nell’affascinante mondo delle acque oligominerali, esponendo le caratteristiche che rendono l’Acqua Dolomia un’eccellenza friulana e italiana nel mondo.
I brief che sono stati affrontati durante il workshop sono stati tre: il primo riguardava lo studio di un’applicazione per smartphone, il secondo lo studio delle nuove etichette per la bottiglia in vetro e il terzo il riuso di bobine con vecchie etichette non più utilizzabili.

Il primo approccio è stato quello analitico, in particolare del brand Dolomia, con l’individuazione dei valori guida, il target, le tipologie di prodotto e il mercato di riferimento.
Dopo breve momento di ricerca, si è passati ad una fase operativa dividendosi in sottogruppi di lavoro per poter affrontare i diversi brief forniti dall’azienda.
Per l’ideazione delle nuove etichette è stato usato un approccio emotivo/narrativo per esaltare ed evidenziare le qualità dell’acqua Dolomia, in particolare ci si è focalizzati sull’ambiente montano dove sgorga l’acqua (preziosità, purezza e rarità); sulla roccia dolomia che filtra, purifica e arricchisce l’acqua; i minerali in giusta equilibrio che rendono il prodotto adatto per molti target specifici. In due giorni sono state create dai ragazzi quaranta differenti proposte declinabili e sviluppabili.

­Per quanto riguarda l’app abbiamo raccolto le tematiche da inserire ed è stata creata una mappa con un’alberatura dei contenuti, delle unità minime di contenuto, come base per poter sviluppare le diverse proposte di visual e interazione. Nelle diverse proposte sono stati usati diversi punti di riferimento, la gamification per presentare alcuni contenuti, le infografiche per i dati, il fumetto per la parte junior, brevi curiosità per le informazioni tecniche, cercando di fidelizzare l’utente attraverso specifiche strategie e attraverso la connessione con partner esterni del territorio (come per esempio il Parco nazionale delle Dolomiti).

Per il riutilizzo delle bobine con le etichette sono state presentate diverse ipotesi che ruotano intorno al merchandising, all’oggettistica, ad installazioni e a supporti per esposizioni e fiere. L’approccio è stato quello di creare delle varianti tipologiche partendo dalle lavorazioni possibili, intreccio, incollaggio, sovrapposizioni, intersezioni, connessioni.

L’azienda Dolomia si è dimostrata molto entusiasta verso le proposte presentate dal gruppo di lavoro, i commenti sono stati molto positivi e si è verificata la possibilità realizzativa di molte delle proposte. Il workshop sì è concluso con un arrivederci per poter sviluppare alcuni dei concept sviluppati.

Blank 99mq, quando il design sbarca nei musei

IMG_5774Insieme all’associazione BLANK 99mq gli studenti di Isia Design hanno affrontato il tema dell’exhibit museale, progettando situazioni di inclusione dell’utente in attività interattive a vari livelli.
La richiesta è stata la formalizzazione di strutture spaziali/elementi/istallazioni/ecc. che, nell’ambito dello spazio museale, potessero svolgere più di un ruolo, dalla comunicazione all’esposizione dei contenuti, all’affordance museale, il tutto mantenendo un elevato grado di interazione con l’utente.

Il tema di informazione affrontato è stato quello della divulgazione e valorizzazione del territorio friulano, dalla qualità del paesaggio, alle sue tipicità, nonché i fenomeni sociali e culturali.
Da subito i ragazzi hanno analizzato il territorio e ragionato sul concetto di “esperienza” legata al percorso museale. E così, si è subito arrivati alla creazione di quattro gruppi di lavoro, per altrettanti temi di ricerca.

Un primo gruppo ha concentrato le proprie ricerche su un target specifico, i bambini tra i 3 e i 12 anni, ideando elementi e istallazioni che raccontassero il paesaggio friulano e la sua fauna e flora in chiave ludico-interattiva; altri hanno invece affrontato il discorso food esplorando le tipicità eno-gastronomiche del Friuli Venezia Giulia. Alcuni studenti hanno deciso di approfittare della 40esima ricorrenza del terremoto del 1976 per ricordare l’avvenimento con un percorso espositivo dedicato. Un ultimo gruppo di studenti ha invece orientato le proprie ricerche nell’ideazione di un’esperienza museale del tutto innovativa, completamente interattiva e coinvolgente, personalizzabile dall’utente.

Durante la settimana di workshop gli studenti hanno visitato Villa Manin, come esempio di spazio museale in grado di accogliere mostre permanenti e temporanee.
Il risultato del workshop, al termine di un’intensa settimana di lavoro, è stata l’ideazione non solo di proposte progettuali legate al tema dell’exhibit, di un profondo lavoro di ricerca sull’esperienza espositiva nella sua accezione più completa, inclusiva e coinvolgente per l’utente.

A compimento dell’esperienza gli studenti saranno presto ospiti degli spazi dell’associazione BLANK 99mq per una serata durante la quale avranno occasione di presentare il lavoro svolto e far vedere in prima persona che cos’è la Design Week.

Spazioquadro, il gioco diventa design

Il design portato in una nuova dimensione. Insieme a Spazioquadro che si occupa di progettazione e produzione di porte e cabine armadio. Durante i 5 giorni gli studenti e i docenti di Isia hanno trattato il tema del gioco nell’ambito del furniture design.

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Alla classe di universitari è stato chiesto di progettare nuovi scenari e forme di interazione approfondendo il significato del gioco e rispondendo a precise e reali esigenze di fattibilità tecnologica. Il Workshop che è stato tenuto dalla designer giapponese Sakura Adachi e da Elena Rotondi, è stato a carattere internazionale, si è svolto in due lingue, per favorire l’integrazione e l’interazione del gruppo di studenti di architettura dell’ Hobart Smith Colleges in visita dal GustoLab International Institute.

Dopo una veloce introduzione e la consegna del brief di progetto abbiamo affrontato da subito l’aspetto tecnico realizzativo, visitando la sede produttiva e lo showroom Spazioquadro, dove, grazie alla disponibilità della Manager Michela Silvestrin, abbiamo potuto osservare da vicino tutta la produzione e i semilavorati che avremmo in seguito dovuto utilizzare come materiale costruttivo nei nostri progetti.

Il lavoro è entrato nel vivo già dal secondo giorno: i ragazzi divisi in gruppi hanno analizzato l’argomento ricercando parole e concetti chiave da sviluppare successivamente nei propri concept di progetto. Per stimolare la creatività e la generazione di concetti diversificati e comunque coerenti con il tema, il brain storming iniziale è svolto tutti insieme.

Durante questo processo, che è parte del metodo di design thinking, abbiamo elaborato una mappa concettuale di sistema, grazie a cui ciascun gruppo ha scritto il proprio concept che sarà poi la base per lo sviluppo del progetto.
I diversi gruppi hanno scelto di orientarsi sull’idea di creare arredi ludici che sfruttassero i principi dei giochi di intelligenza, giochi matematici, da tavolo e tascabili, trasformandoli in funzioni sull’oggetto d’arredo. A questo punto abbiamo iniziato a ragionare sulle possibili soluzioni operative.

Terzo giorno. Eravamo già pronti al confronto con l’Azienda che, sempre molto ben disposta, ci ha raggiunti in Sede per avere una veloce carrellata delle idee che i ragazzi hanno elaborato e fornirci feedback utili alla prosecuzione del lavoro.

Quarto giorno. Abbiamo continuato con lo sviluppo e l’approfondimento delle idee che mano a mano sono diventate sempre più concrete e hanno preso forma.

Quinto giorno. I gruppi di studenti e studentesse hanno presentato i loro progetti all’Azienda; applausi, risate, il team Spazioquadro ha apprezzato molto il risultato del nostro lavoro prospettando la possibilità di realizzare alcune delle idee proposte.