Mostre

  • Architetture Abitabili 11/03/2014 – Mostra allestita negli spazi di Via Bertossi a Pordenone in omaggio alla stilista e designer Agatha Ruiz De La Prada – Allestimento curato dall’Arch. Giuseppe Marinelli De Marco

  •  Infoscapes 19/03/2018 – Mostra allestita nel foyer del Teatro Verdi di Pordenone 

  • Transition Town – Ipotesi urbane per un design dell’inclusione – Allestimento curato dall’Arch. Giuseppe Marinelli De Marco 

Questa ricerca si basa su una idea di un nuovo ed originale management urbano basato su un aggiornato scambio del tempo (come ad es. il Time-Banking americano ) in un quadro di nuova e severa gestione delle risorse umane, adatto alle fasi di transizione sociale quale quella che stiamo vivendo in cui comunque stiamo assistendo alla demolizione di ogni parvenza di Welfare presente ad es. nella economia Keynesiana. 

Questo particolare concept di Transition Town, si differenzia dal modello delle Transition Town originario, come quello della città di Totness, basate sul concetto di “Decrescita” sociale, in cui, a segnalare la distanza dalla società attuale si vorrebbe addirittura coniare una moneta autonoma. Così come per molte altre caratteristiche di rifondazione sociale sicuramente interessanti nelle intenzioni, ma decisamente estreme nelle loro caratteristiche pre-moderne, come un po’ tutta la narrazione ecologica della “decrescita felice” a mio avviso incapace a porsi come modello praticabile in quanto esageratamente astratto, poiché in esso prevale una matrice ideologica di anti-modernità e di anti-industria esageratamente ideologica, già sperimentata da episodi anti-progresso dalla seconda metà dell’ottocento. La ricerca che proponiamo ha come scopo la progettazione e la costruzione di nuclei abitativi sperimentali resi possibili grazie a progetti integrati di Architettura e Design, Sostenibilità, Domotica, Vertical farming, Management urbano e Marketing dello Sharing abitativo, oltre che alla determinante formazione di Reti di Impresa, una sorta di tecnologia 4.0 della residenza. 

La cronaca dell’economia contemporanea ci dice che i destinatari di housing sociale nel corso di un secolo sono profondamente cambiati; soprattutto è cambiato il paradigma del rapporto stabilità-instabilità nell’economia, che sta passando dal modello a “idrocarburi” oggi in profonda eclisse, a qualcosa di diverso, tale da cambiare la percezione effettiva di chi è indotto in condizione critica. Ieri riconducibile alla sfera della povertà dentro un modello sostanzialmente stabile, anzi teoricamente consumista e progressivo. Oggi a causa della durissima arena competitiva e delle incessanti innovazioni tecnologiche, l’area della criticità si è enormemente allargata a scala mondiale e nei paesi industrializzati include in modo allarmante una percentuale enorme di popolazione laureata e professionalizzata. Come quasi tutta l’economia contemporanea fa notare, i ceti medi hanno subito una vera e propria aggressione sociologica a scala mondiale e questo è ben visibile proprio nel territorio chiave del ceto medio che sono le città metropolitane ad alta densità. Proprio quelle geografie urbane che R. Florida ha ben dipinto nella sua famosa teoria delle 3T. Questo è un dato nuovo che se da un lato potrebbe aprire verso nuove energie per nuove opportunità rilanciando fortemente l’iniziativa privata, al tempo stesso però segnala sempre più l’urgenza di rimedi da parte degli stati in direzione di un nuovo tipo di welfare per evitare il formarsi di inquietanti scenari di sacche ingestibili di potenziale default. 

Transition Town, utilizzando una “Banca del Tempo” ampiamente riveduta e corretta ed aggiornata agli anni 2020, ha il potere di mettere ampi strati della popolazione, che vediamo come nella grande maggioranza sia fra i 25 e i 35 anni (ma che coinvolge anche i cinquantenni), nella condizione di restare in pista senza retrocedere verso rischiosissime posizioni di marginalità urbana in una era storica in cui le tecnologie digitali erodono posizioni di credibilità persino a chi sta nella parte alta della “Piramide di Maslow”, in realtà professionali tutto sommato solide socialmente parlando.