Mostre
2024 – “Sguardi sulla Bellezza: Estetica e Design” – dall’11 al 15 marzo – la mostra Il bello del design, curata da Silvana Annicchiarico con grafiche di Elena Rausse, è articolata in 8 istantanee che raccontano come il design declini il concetto di bello in molteplici pieghe e sfumature. “A volte – dichiara la curatrice – il bello coincide con l’utile e allora estetica e funzionalità diventano una cosa sola. Ma altre volte il bello si annida anche nell’inutile o nell’imperfetto, secondo un’idea di bellezza che rifugge da ogni regolarità così come da ogni canone troppo rigido e prescrittivo”. Il bello nel design passa anche attraverso l’edonismo, l’ironia o il pensiero radicale. “Ma si può parlare anche di un bello sostenibile e di un bello ludico, conclude Annicchiarico: il primo è quello che cerca l’armonia fra l ‘estetica e l’etica ambientale, il secondo quello che esalta la dimensione giocosa e gioiosa del progetto”. Il design italiano celebra insomma la diversità del bello, entro una cornice che lo vede impegnato in ogni caso a portare la bellezza nella vita di tutti.
2023 – “Design beyond borders” – dal 13 al 17 marzo – la mostra è formata da 8 interessanti tavole a cura di Silvana Annicchiarico che ne ha realizzato i testi, con la grafica di Elena Rausse, giovane designer. Dislocata in varie location nel centro di Pordenone, propone alcune riflessioni sul mosaico complesso ma stimolante che è la cultura progettuale contemporanea. La mostra costituisce un compendio in otto aree delle questioni che più riguardano il design e come questo si relaziona ai diversi ambiti della vita: “Design e società, “Design e pezzi unici”, “Design e utopia, “Design e parità di genere”, “Design e sostenibilità”, “Design e legione straniera”, “Design e migranti”, “Design e New Generation”.
«Con 8 rapide pennellate – spiega la curatrice Silvana Annicchiarico – ho cercato di raccontare come il design si sta trasformando ed evolvendo. È una disciplina che ha determinato il modo di vivere degli italiani, mettendo al centro non solo i bisogni ma anche i sogni, le speranze, le fantasie dei singoli e della collettività. È stato un dispositivo che ha consentito ai progettisti di disegnare utopie, scenari e visioni. Da professione esercitata da pochi grandi Maestri il design è diventato una professione allargata e inclusiva. Si è aperto all’internazionalizzazione, ed è sempre più attento alle emozioni e alla necessità di salvaguardare il pianeta».
2022 – “Il Made in Italy attraverso i luoghi” – dal 7 all’11 marzo – 5 itinerari morfologici per comprendere come il design italiano sia entrato nelle nostre vite”.L’esposizione itinerante presente nei negozi del centro di Pordenone ha l’obiettivo di rendere evidente come l’oggetto Made in Italy permea le nostre vite attraverso gesti che riteniamo quotidiani grazie ad artefatti che sono molto di più che un “prodotto” ma diventano un’esperienza culturale che riguarda tanto il processo stesso di produzione quanto il contesto d’uso del prodotto.
2018 – “Infoscapes” – 19 marzo – Mostra allestita nel foyer del Teatro Verdi di Pordenone. A cura di Pier Luigi Capucci
La scelta di chiamare questa mostra “Infoscapes” dipende dal fatto che una porzione sempre più ampia del panorama iconografico contemporaneo si basa sulla (audio)visualizzazione di dati. Dati, di varia natura e provenienza, la cui trasduzione multimediale digitale in immagini e suoni dà luogo, mediante diverse tecnologie, a una grande varietà di esiti per moltissime finalità. Non si tratta più solo di modificare figurazioni referenziali, ottenute dal vero come nella fotografia e nel video, o di creare rappresentazioni 2D e 3D tramite software e dispositivi informatici. Ma di generare pattern multimediali dinamici, più o meno figurativi, evocativi, simulativi, artistici, a partire dalla manipolazione algoritmica di informazioni.
Questo processo di evoluzione delle immagini, e più in generale del panorama multimediale contemporaneo, verso la dimensione algoritmica e le applicazioni da Big Data, Intelligenza Artificiale, Deep Learning, dà luogo a una grande varietà di esempi e applicazioni. Grazie alla plasticità di questi strumenti si aprono delle straordinarie possibilità nel campo dell’arte, nuove forme espressive, come la data art, basate sui dati e sulla loro modificazione, visualizzazione, autonomia e fruizione. Questi strumenti estendono anche le frontiere e le possibilità del design e della grafica. Nel contempo questo percorso solleva questioni sulla natura, l’uso, la manipolabilità, l’attendibilità e la sicurezza dei dati e delle informazioni. Questa rassegna prende in considerazione immagini dinamiche, audiovisivi e installazioni suddividendoli in tre categorie:
Datascapes – figurazioni basate sulla visualizzazione di fenomeni, eventi, dati o generate da algoritmi, Big Data, applicazioni di Intelligenza Artificiale e Deep Learning.
Bodyscapes – interventi algoritmici, di varia natura, che creano rappresentazioni centrate sul corpo, realizzate a partire dal corpo, o che compongono l’immagine del corpo.
2017 – “Transition Town” – Ipotesi urbane per un design dell’inclusione mostra esposizione della ricerca in ambito design.
Questa ricerca si basa su una idea di un nuovo ed originale management urbano basato su un aggiornato scambio del tempo (come ad es. il Time-Banking americano) in un quadro di nuova e severa gestione delle risorse umane, adatto alle fasi di transizione sociale quale quella che stiamo vivendo in cui comunque stiamo assistendo alla demolizione di ogni parvenza di Welfare presente ad es. nella economia Keynesiana.
Questo particolare concept di Transition Town, si differenzia dal modello delle Transition Town originario, come quello della città di Totness, basate sul concetto di “Decrescita” sociale, in cui, a segnalare la distanza dalla società attuale si vorrebbe addirittura coniare una moneta autonoma. Così come per molte altre caratteristiche di rifondazione sociale sicuramente interessanti nelle intenzioni, ma decisamente estreme nelle loro caratteristiche pre-moderne, come un po’ tutta la narrazione ecologica della “decrescita felice” a mio avviso incapace a porsi come modello praticabile in quanto esageratamente astratto, poiché in esso prevale una matrice ideologica di anti-modernità e di anti-industria esageratamente ideologica, già sperimentata da episodi anti-progresso dalla seconda metà dell’ottocento. La ricerca che proponiamo ha come scopo la progettazione e la costruzione di nuclei abitativi sperimentali resi possibili grazie a progetti integrati di Architettura e Design, Sostenibilità, Domotica, Vertical farming, Management urbano e Marketing dello Sharing abitativo, oltre che alla determinante formazione di Reti di Impresa, una sorta di tecnologia 4.0 della residenza.
La cronaca dell’economia contemporanea ci dice che i destinatari di housing sociale nel corso di un secolo sono profondamente cambiati; soprattutto è cambiato il paradigma del rapporto stabilità-instabilità nell’economia, che sta passando dal modello a “idrocarburi” oggi in profonda eclisse, a qualcosa di diverso, tale da cambiare la percezione effettiva di chi è indotto in condizione critica. Ieri riconducibile alla sfera della povertà dentro un modello sostanzialmente stabile, anzi teoricamente consumista e progressivo. Oggi a causa della durissima arena competitiva e delle incessanti innovazioni tecnologiche, l’area della criticità si è enormemente allargata a scala mondiale e nei paesi industrializzati include in modo allarmante una percentuale enorme di popolazione laureata e professionalizzata. Come quasi tutta l’economia contemporanea fa notare, i ceti medi hanno subito una vera e propria aggressione sociologica a scala mondiale e questo è ben visibile proprio nel territorio chiave del ceto medio che sono le città metropolitane ad alta densità. Proprio quelle geografie urbane che R. Florida ha ben dipinto nella sua famosa teoria delle 3T. Questo è un dato nuovo che se da un lato potrebbe aprire verso nuove energie per nuove opportunità rilanciando fortemente l’iniziativa privata, al tempo stesso però segnala sempre più l’urgenza di rimedi da parte degli stati in direzione di un nuovo tipo di welfare per evitare il formarsi di inquietanti scenari di sacche ingestibili di potenziale default.
Transition Town, utilizzando una “Banca del Tempo” ampiamente riveduta e corretta ed aggiornata agli anni 2020, ha il potere di mettere ampi strati della popolazione, che vediamo come nella grande maggioranza sia fra i 25 e i 35 anni (ma che coinvolge anche i cinquantenni), nella condizione di restare in pista senza retrocedere verso rischiosissime posizioni di marginalità urbana in una era storica in cui le tecnologie digitali erodono posizioni di credibilità persino a chi sta nella parte alta della “Piramide di Maslow”, in realtà professionali tutto sommato solide socialmente parlando.
2014 – “Architetture Abitabili” – 11 marzo – Mostra allestita negli spazi di Via Bertossi a Pordenone in omaggio alla stilista e designer Agatha Ruiz De La Prada.





















